Sarebbe una reazione naturale ma del tutto inutile. Quando il messaggo indesiderato si materializza sotto i vostri occhi, guardatelo dall'alto al basso.
Nessuno che avesse qualcosa di serio da dirvi userebbe invii massivi di e-mail non sollecitate; chi lo fa, già si squalifica per questo. Comunque, il contenuto dei messaggi di spam è normalmente pubblicità di qualsiasi cosa, da prodotti miracolosi per far crescere i capelli a servizi porno, ad organizzazioni di multi-level marketing, a proposte di investimenti assai improbabili, ad apparecchi per vedere gratis la tv via cavo, per finire con le classiche catene di S. Antonio (note come chain-letter) o i make-money-fast, che sono gli schemi piramidali generalmente indicati come MMF. Vanno citati anche i cosidetti "419", nome con cui si indica un tipo di truffa (solitamente opera di bande criminali nigeriane) perpetrato già da molto tempo via fax e posta cartacea e, naturalmente, ora anche via posta elettronica. Per non parlare poi degli spam relativi al mercato azionario americano: una ondata di spam che esalti l'opportunità di acquistare certe particolari azioni può anche avere l'effetto di indurre un certo numero di persone ad acquistarle, con la conseguenza che il titolo è soggetto ad un breve rialzo e che, a quel punto, qualcuno che si stava tenendo pronto a vendere ne può beneficiare. Si sono poi già avuti anche casi di spam profondamente odiosi, il cui scopo era vendere finte medicine a persone disperatamente malate.
Come vedete, è tutta spazzatura: si tratta di cose che sarebbero impresentabili sul normale mercato. Chi si pubblicizza con e-mail non sollecitate sta anche cercando di evitare il confronto con il mercato e con i suoi meccanismi di autodifesa dalle fregature. Del resto, quando si ha a che fare con lo spam per qualche tempo, si nota che una comune linea di comportamento da parte di chi lo pratica è lo stare nell'ombra, tenersi anonimo e coprire il più possibile ogni propria traccia.
Non è un caso se, tra gli spammer che è stato possibile individuare (soprattutto in America, ma non solo lì, di molti spammer è stata scoperta l'identità, la storia personale e le relative vicissitudini), se ne è trovato più d'uno che avesse problemi con la giustizia e/o una storia di truffe e una vita di espedienti.
Qualcuno potrebbe dire: se è così ovvia l'inattendibilità
di queste proposte, presumibilmente nessuno le prenderà in considerazione;
perché allora il fenomeno dello spam continua a crescere come dimensioni?
È presto detto: come abbiamo già visto, i costi dello spam non
sono pagati da chi lo invia, ma da chi lo riceve. Con pochi minuti di connessione
uno spammer può spedire lo stesso messaggio in copia anche a decine o centinaia
di migliaia di persone e, essendo per lui il costo quasi nullo, basta che
uno solo dei destinatari ci caschi perché ogni spesa venga ripianata
abbondantemente.
Quindi è importante che non siate voi quello che ci casca.
Sarebbe l'errore peggiore. Verrebbe voglia di scrivergli dicendogliene di
tutti i colori, ma occorre valutare quali possano essere gli effetti.
Prima di tutto tenete presente che gli spammer sanno benissimo di essere molesti
e che la stragrande maggioranza dei loro destinatari li detesta con tutte le forze.
Facendoglielo notare, quindi, non cambia nulla.
Se lo spammer riceve una vostra e-mail (che sia di protesta o, ancora più
ingenuamente, di garbato rifiuto dell'offerta prospettata), questo ha per lui un
unico valore: gli conferma che il vostro indirizzo di e-mail è valido e che,
ad esso, corrisponde una persona che ne legge i messaggi.
E' quindi probabile che inserisca il vostro
indirizzo in altre liste o, come generalmente avviene, che rivenda il vostro
indirizzo di e-mail ad altri spammer (un indirizzo la cui validità sia
verificata ha un valore commerciale maggiore).
Tutto questo senza contare che non è affatto frequente che i messaggi di
spam contengano un indirizzo di e-mail a cui rispondere. Molto spesso troverete
impostati degli indirizzi non validi o, eventualmente, indirizzi di qualcuno che
con l'invio del messaggio non c'entra nulla e che lo spammer inserisce per sviare
i sospetti (in tutti questi casi, il contatto per rispondere è dato nel
testo del messaggio e, nella maggior parte dei casi, è un numero di telefono
in USA).
Sulla inutilità in generale di contattare lo spammer sono disponibili le
esperienze che alcuni hanno raccontato. Vedendo, per esempio, uno schema piramidale
postato da studentelli inconsapevoli, è umanamente plausibile che qualcuno voglia
provare a spiegargli l'errore per ricondurli ad un corretto uso della rete. In questi
casi, sono state riferite reazioni risentite e risposte un po' insolenti (del tipo: io
intanto spedisco...). Insomma, tutto tempo perso.
Quindi, assolutamente, sconsiglio di manifestarvi direttamente allo spammer
a meno che, ovviamente, non siate per qualche ragione ben sicuri di quello che state facendo.
Diffidate in linea di principio da qualunque operazione vi venga richiesto di
effettuare, specialmente se in rete. Anche quando venisse prospettata la cessazione
dell'invio di e-mail al vostro indirizzo. Se poi si trattasse di un messaggio formattato
in HTML, non bisogna clickare nulla di ciò che ci si vede sopra. Anzi, sarebbe meglio
addirittura evitare di aprirlo nel browser.
Un caso particolare che si verifica abbastanza
spesso e che va visto alla luce di questo consiglio generale è quando lo spammer
fornisce istruzioni per farsi togliere dai suoi elenchi.
Vediamo un esempio, tratto da un messaggio di spam che ho ricevuto tempo fa:
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Note: We have contacted you based on information that
we gathered while visiting your website - If you would
prefer not to receive mail from us in the future, just
send an email to xxxx@yyyy.com with Remove in the
subject and you will be promptly excluded from future
mailing. Thanks and we apologize for any inconvenience.
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Traduzione: La abbiamo contattata in base all'informazione raccolta visitando il suo sito web. Se preferisce, nel futuro, non ricevere mail da noi, basta che invii all'indirizzo xxxx@yyyy.com una email con la parola Remove nel campo subject, e verrà prontamente escluso dai futuri mailing. Grazie e ci scusiamo per qualunque fastidio le avessimo arrecato.
Un altro esempio simile:
We apologize for the intrusion. To remove your
name from our list "reply" and type "remove"
in the subject heading.
Traduzione: Ci scusiamo per l'intrusione. Per togliere il vostro nome dalla nostra lista effettuate un reply indicando "remove" nel campo subject.
Che dire di questa prosa studiata in modo da ispirare simpatia e comprensione? Che
non bisogna lasciarsene infinocchiare. Il mittente spera in questo modo di indurvi
a non prendere i provvedimenti che troverete descritti nel prossimo capitolo.
Per questo tanta cortesia. Per questo l'offerta di essere tolto dall'elenco, che
può perfino apparire come un'ancora di salvezza a chi non sapesse come
affrontare il problema.
Però bisogna chiedersi: chi ci garantisce che una richiesta di remove
venga onorata come promesso? Nessuno; anzi, in molti casi c'è addirittura
evidenza del contrario, ossia chi invia la richiesta di remove viene di solito inserito
in altri elenchi. E poi, se anche il remove funzionasse, quanto del vostro tempo
dovreste passare a inviare e-mail con la parola remove nel campo subject, se
chiunque avesse un sito di rete vi mandasse, anche una sola volta, un messaggio
come quello? Qualche conto è stato fatto: anche se solo l'1% dei 20 milioni
di imprese americane presenti in rete adottasse questa pratica, l'utente medio si
troverebbe a dover spedire circa 200 richieste di remove ogni giorno. Chiunque può
immaginare quanto sarebbe agevole, in tale marasma, rintracciare le email inviate da
amici, clienti e quant'altro effettivamente interessi. Quindi, di fronte ad un
educatissimo "ci scusiamo per il disturbo" bisogna piuttosto chiedersi: ma se
immaginava che potesse essere un disturbo, perché me lo ha spedito
lo stesso?
Per sintetizzare, possiamo dire che la pratica del cosidetto "opt-out" (ossia, la possibilità di uscire dagli elenchi a richiesta) non è una soluzione accettabile. Gli spammer che dichiarano di offrire questa opzione devono essere trattati né più né meno come gli altri, non importa quanto siano gentili nel testo dei loro messaggi.
Se poi vogliamo chiamare le cose con il loro nome, l'opt-out non è che un imbroglio. Il punto della questione è se spetti all'utente decidere che cosa intenda ricevere nella propria mailbox. Opt-out significa semplicemente che l'utente non ha questo diritto.
Sarebbe un modo sicuro per passare dalla parte del torto. Azioni del genere potrebbero danneggiare, più ancora dello spammer, altri sistemi utilizzati da parecchi utenti che non c'entrano nulla. Gli amministratori di tali sistemi prenderebbero, molto verisimilmente, dei provvedimenti nei confronti di chi avesse perpetrato tale azione, il quale non avrebbe nessuna giustificazione valida.
Si adatta ottimamente l'esempio del bambino che suona il campanello e scappa. Sarebbe sbagliato scendere in istrada a sbraitare dietro il bambino in fuga: non si farebbe che rendere più gustoso il suo divertimento. Peggio che peggio sarebbe corrergli dietro con un bastone. La soluzione corretta è una sola: individuare dove il bambino abita, andare a parlare con suo padre o sua madre e lasciare che siano loro ad occuparsene. Cosa significhi fare questo nei confronti di uno spammer è argomento del prossimo capitolo.
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Ultimo aggiornamento: 24 dicembre 2002
Leonardo Collinelli